Le acquetinte di Carnevale

L’uso del colore, si sa, è stato sempre visto con sospetto dall’ortodossia calcografica; e ciò è spiegabile nella difesa di quella ricerca chiaroscurale così intrinseca all’incisione. Ma il Rubicone del colore viene valicato da Baruffaldi senza mortificare, e men che meno travisare, il senso originario della tecnica incisoria.

Baruffaldi rivendica la peculiarità della sua innovazione. Gli concediamo il merito; ma ciò che più importa è il punto d’arrivo. Cioè il risultato artistico.

Qui non occorre esser dei tecnici. I fogli originali (e queste riproduzioni ne sono eco più che dignitosa) hanno una loro suggestione, tattile oltre che visiva, che li rende nobilissimi. Si affonda l’occhio nelle nuances delicatissime, quasi spolverature di tinte che rimandano all’acquerello e alle tempere antiche. Si sente come il polso dell’artista obbedisca alla sua declinazione sentimentale, ne segua l’estro e la musicalità, ne renda tutte le seduzioni. Tutto è fluido ed elegante. La vivezza del richiamo umano si unisce al fondo romantico-letterario. Tecnica, appunto, al servizio dell’espressione.

Che senso hanno queste acquetinte carnevalesche in rapporto alla cultura d’oggi? E’ presto detto: esse mostrano come si possa operare artisticamente, anche in un mondo inqieto e nevrotico come il nostro, con un equilibrio che non esiterei a definire classico. La civiltà veneta, da Giorgione in poi, è anche questo: equilibrio, cioè immedesimazione dell’uomo nella natura, conciliazione di senso e ragione, raccordo dell’attualità con il passato.

Baruffaldi opera in un filone che sente come suo e che è squisitamente veneziano, ma che si apre, proprio perché fondato su radici categoriali, ad una cultura internazionale. Venezia può essere il punto di convergenza di questa nuova koinè che può portare ad una reintegrazione dell’uomo nel suo ambiente e nel ritrovamento delle sue radici nella storia.

Le acquetinte di Baruffaldi vogliono dire anche questo; e non a caso, per evidenziarne la simbologia, si sono vestite con le maschere di carnevale.

Paolo Rizzi, 1982, (testo inserito nel volume di Paolo Baruffaldi “Carnevale a Venezia” edito dal DogeEditore, Venezia 1982) Original etching

by  Paolo Baruffaldi

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